PROGETTO SCUOLA AMBIENTE
Visita alla Centrale per la raccolta differenziata
Studi
sul ciclo dei rifiuti
Riciclo creativo
E una favola:
La strega
riciclata
In una città qui vicino una strega cadde anni fa in un sonno profondo. La poverina si punse senza volere con il fuso che serve per far addormentare le principesse troppo noiose, o troppo belle, o troppo stupide o anche troppo intelligenti. Dormono cento anni. La nostra strega non aveva mai usato il suo fuso per far addormentare nessuno; il giorno in cui si punse, riordinando la valigetta degli attrezzi, era ancora nuovo di zecca. Forse per questo si addormentò non per cento, ma per duecento anni. Come tutte le streghe, non amava stare in mezzo alla gente e abitava in una capanna fuori dalla città, in un boschetto. Si era addormentata lì.
Ora non c’è bisogno di dire che quando si svegliò la città era molto cambiata: niente più boschetto, ma svincolo della tangenziale. “Che fracasso!”-furono le sue prime parole. E tutto intorno montagne e montagne di qualcosa che sembrava, anzi era, spazzatura.
Era il punto di raccolta dei rifiuti della città, la discarica.
Alcune montagne erano fatte di materiali tutti uguali, perché i cittadini facevano la raccolta differenziata: la carta con la carta, il vetro con il vetro e così via. La baracca della strega era rimasta in piedi fra cumuli di rifiuti, in un punto in cui non dava fastidio a nessuno, proprio dietro il camino dell’inceneritore.
Dopo un sonno di 200 anni si sentiva in forma, piena di energia e speranza, anche se non riusciva a ricordarsi il suo nome in codice, cioè il nome che si davano le streghe fra di loro, e nemmeno se era una strega buona o cattiva. Decise di provare a fare qualche pozione e qualche incantesimo. “Forse mi servirà per ricordare!”-disse contenta- e uscì a cercare gli ingredienti. Le servivano code di rospo, ali di libellula, saliva di pipistrello: nel bosco in cui viveva aveva sempre trovato tutto. Però il bosco era sparito…ora c’era la discarica e quello che riuscì a procurarsi furono pile esaurite, stracci, lattine e così via. Non potendo fare diversamente, nel pentolone finirono le pile, le bottiglie di detersivo,i fogli di giornale. E prova e riprova, mescola e rimescola, formula e riformula, alla fine con tre bottiglie di plastica e una bottiglia di vetro ottenne una stoffa coi brillantini, per fare i vestiti di capodanno, con le pile scariche dei pennarelli metallizzati come quelli che si usano per i lavoretti di Natale; addirittura con la carta delle caramelle e i contenitori del latte a fare uno sciroppo per la tosse a dir poco miracoloso.
La strega lavorava ore e ore e quello che otteneva lo ammassava in un angolo della discarica dove non andava mai nessuno: non voleva certo che le buttassero tutto nell’inceneritore per sbaglio! Non aveva pensato a cosa fare con tutta quella roba, le bastava la soddisfazione di ottenere cose nuove da quelli che sembravano solo rifiuti. Quello che non sapeva era che il Sindaco era atteso alla discarica per discutere con gli Assessori e un esercito di Specialisti il più grave problema della città, cioè come riciclare i rifiuti.
Povero sindaco, era molto preoccupato perché aveva insistito tanto con i cittadini, finché avevano imparato a fare la raccolta differenziata. Il guaio era che ancora non aveva trovato un sistema per riciclare e spesso quello che veniva raccolto doveva farlo bruciare insieme ai rifiuti non riciclabili.
“Ci vorrebbe una magia!”-sospirava.
Quell’angolo della discarica in cui la strega aveva ammassato tutto era stato proprio sgomberato per parcheggiare le auto del Sindaco e degli altri. Quando arrivarono e videro quella merce nuova e, oltretutto di buona qualità e fattura, tutti si meravigliarono, e ancor più quando la strega urlando si precipitò fuori dalla capanna dicendo”giù le mani dalle mie creazioni!”:-aveva scambiato il Sindaco e gli Assessori per gli operai che buttavano i rifiuti nel forno. Il Sindaco non sapeva cosa pensare, ma dopo le spiegazioni si convinse che la strega era scienziata geniale, anche se gli restava il dubbio che fosse un po’ suonata. Era così felice di aver trovato un modo per riciclare i rifiuti che la premiò con una medaglia, invitò la stampa e la televisione e la strega diventò famosa in mezzo mondo come la più grande scienziata del secolo.
Da strega a scienziata:anche lei si era riciclata! E proprio mentre le scattavano una foto, la luce del flash le fece tornare la memoria e si ricordò che il suo nome in codice era “ILLUMINATA”.
Le sue sorelle streghe l’avevano chiamata così per via delle idee brillanti che le venivano quando si svegliava; e funzionava ancora! Si ricordò che era una strega buona.
Ma questo si era già capito.
Paola Marchi